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Corrado Alvaro è scrittore grande, senza confini nella provincia, indubbiamente europeo. Nasce a San Luca (Reggio Calabria) il 15 aprile 1895. Il padre è maestro elementare e vuole che il figlio combini qualcosa nella vita.
A undici anni è accolto nel seminario di Mondragone presso Frascati da dove viene espulso perché legge di nascosto testi proibiti, soprattutto il satanico Carducci. Consegue la licenza liceale a Catanzaro. Nel 1912 scrive un libro-gioiello, Polsi nell'arte, nella leggenda, nella storia. Ha appena 17 anni. Ne ha 20, quando è sul Carso a combattere. Il 17 novembre 1915 è in prima linea sul Monte Sei Buse. Viene ferito ad entrambe le braccia, assai gravemente al braccio destro.
Questa sua esperienza di guerra entrerà nel 1917 in un volume di versi, Poesie grigioverdi, e nel 1930 nel romanzo, Vent’anni.
Nel 1918 sposa la ragioniera Laura Barbini, che aveva conosciuto a Bologna nel periodo della sua convalescenza. Corrado Alvaro ne era innamoratissimo. Lei non altrettanto.
Chiamato al “Corriere della Sera”, passa nel 1922 a “Il Mondo” del liberale Giovanni Amendola (1886-1926) e vi lavora come redattore fino al 1936. Non ebbe cuore di leone, come accade a non pochi intellettuali, e non avversò apertamente il fascismo. Il secondo dopoguerra lo vide impegnato nella lotta politica su posizioni democratiche avanzate. Morì l’11 giugno 1956 a Roma. Fu sepolto nel cimitero di Vallerano. Ma non era questa la sua ultima volontà.
Per Corrado Alvaro in principio fu Polsi. Ha 17 anni, è studente liceale quando, su invito di Giosafatto Mittiga (1876-1925), Superiore del Santuario della Madonna della Montagna, pubblica Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia [Gerace (Reggio Calabria) 1912].
Intendeva il giovanissimo Corrado Alvaro fare opera combinatoria, che assembrasse sulla Madonna della Montagna e il convento di Polsi storia, storia dell’arte, leggenda. Nel titolo dell'aureo libretto non è enunciato, ma un capitolo fondamentale è dedicato alla cronaca di povera gente, che trascina il suo dolore e il suo dolore irredento ai piedi dell'altare della Madonna della Montagna. Dalla leggenda e dalla storia Corrado Alvaro precipita nella contemporaneità. Descrive la folla sacra, fatta di devoti e di pellegrini, di sani e sciancati, che tra canti, balli, alza alla Pia Vergine l’inno, che non muore, e il desiderio, divenuto preghiera, di una vita meno disgraziata.
Nella pia valle della Vergine Maria Corrado Alvaro si rivela scrittore del concreto e del sensibile, del vero meraviglioso, del realismo magico. Poco importa che questa formula, il realismo magico, fosse ancora di là da venire. Nel 1917 escono le Poesie grigioverdi. Il tema è la guerra, la guerra che egli ha personalmente sperimentato sul Carso. Corrado Alvaro toglie alla guerra il profumo della gloria. La guerra è il fango della trincea, è la morte a vent’anni, è il soldato-contadino, che fa il suo dovere e non conosce “un’opera perfetta che non sia il solco del bove”, la famiglia, la casa, il lavoro. La guerra è finita, la guerra finirà, e si riprenderà a guardare alla vita con altro amore. Tutto è detto con un linguaggio dimesso, quotidiano, colloquiale, che mette in chiara luce la coppia oppositiva: campagna e guerra. E poi spunta la durezza permanente di un altra coppia oppositiva: città-campagna. Cosi è ne La siepe e l’orto (Firenze 1920), cosi più apertamente ne L'uomo nel labirinto (Milano 1926).
Qui il protagonista Sebastiano Babel vive nella sua sola persona il contrasto di due antagonistiche civiltà: quella cittadina e quella contadina. È un uomo del Sud Sebastiano Babel. Esce dalla società della penuria. Ma il curioso è che Alvaro insista di più sulla questione esistenziale piuttosto che sulla questione meridionale. E un altra incredibile insistenza produrrà Alvaro nei suoi racconti, tutti immersi nel paese del Sud. La sua attenzione è rivolta non alla questione sociale, ma alla questione femminile, come accade ne L'amata alla finestra (Milano 1929) e, poi, nel 1930 in Gente in Aspromonte, l'opera sua più bella. più riuscita, la più liricamente intonata. Nei tredici racconti di Gente in Aspromonte riemergono da una memoria lontana, qual quella dell’infanzia in ascolto, figure di popolane, di pastori, episodi di vita regionale, che sono pretesti per una ricerca di validità poetica più che di verità storica.
Ma è alla trilogia del mondo sommerso - L'età breve (1946), Mastrangelina ( 1960), Tutto è accaduto (1961) - che Alvaro affida il suo destino di narratore.
L'ordine cronologicamente editoriale è questo: L'età breve (Milano 1946), Mastrangelina (Milano 1960), Tutto è accaduto (Milano 1961).
Non fu così nel piano di lavoro di Corrado Alvaro. Con grande pazienza Arnaldo Frateili ha ricostruito le tappe di questa ambiziosa trilogia di uno scrittore, che non aveva qualità per scrivere il romanzo.

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